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20099 Sesto San Giovanni (MI)

Parole dalla Direzione

Capita spesso, anche all’interno di rapporti familiari o amicali, che uno si rivolga all’altro con questa espressione: “Ma datti una regolata!!!”.

Lo si dice ai figli adolescenti, che “debordano” facilmente rispetto a qualsiasi argine venga posto al loro voler essere liberi, autonomi, creativi e si pongono, nella relazione con l’altro, con arroganza, presunzione, supponenza…

Lo si dice a chi, pur adulto, vive perennemente  una percezione di sé  “sopra le righe”, manifestando degli eccessi  con conseguenze che vanno  ad incidere più o meno pesantemente sulla qualità dei rapporti  e sono causa di tristezza, preoccupazione,  fatica,  rassegnazione o ribellione in chi vive accanto al “genio sregolato”.

Non è perciò “a caso” o in virtù di una strana e superata “tentazione moralistica” che i nostri bambini – che per la prima volta si affacciano e poi condividono per tre anni un contesto comunitario allargato, vengano educati, nell’esperienza quotidiana, ad aderire a una regola.

Se ci pensiamo bene, i grandi fondatori di Ordini Monastici del passato, in Oriente come in Occidente,  hanno ritenuto fondamentale scrivere una  REGOLA per poter ordinatamente impostare la vita comunitaria di chi desiderava diventare “cercatore di Dio”, non in modo eremitico, in solitudine, ma all’interno di una “famiglia monastica”.

Lungi dall’essere qualcosa che limitasse la libertà individuale, la Regola tracciava il solco e poneva gli argini perché la vita omune,  fosse disciplinata in modo che ciascuno, seguendo la strada indicata da un altro, potesse percorrerla, comprenderne il valore ed aderirvi con cuore lieto. 

Le regole che a scuola, come in famiglia, si insegnano  ai bambini, hanno proprio lo stesso valore educativo: chiedono di ascoltare  chi è maestro  e chi è ancora piccolo; di seguire chi conduce; di correggere e di suggerire… ma salvaguardando il proprio e l’altrui compito e ruolo, in modo che il clima di relazioni umane che si vengono ad instaurare siano quelle di una casa sapientemente ordinata, dove nessuno dovrebbe sentirsi turbato o rattristato, ma rispettato,  accolto, valorizzato; dove chi ha più bisogno sia oggetto di attenzione e di cura premurose;  dove il rendersi amabile diventi  il “lavoro” di ciascuno per il bene di tutti: a imitazione della carità del Buon Pastore evangelico.

All’inizio di un nuovo anno, nella ripresa del compito educativo affidato a ciascun adulto, è buona cosa ripetersi reciprocamente questo invito.

Don Tarcisio