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BORBOTTONE
Mercoledì 30 ottobre i genitori dei bambini di tre anni sono stati invitati a un incontro con le insegnanti e la pedagogista per parlare insieme del primo mese di inserimento nella scuola dell’infanzia. Tante mamme e tanti papà sono intervenuti e si sono lasciati coinvolgere dalla storia dell’orsetto Borbottone, molto coccolone e un po’ pauroso, legato alla sua tana che profuma di terriccio e di miele. La vita un giorno lo obbliga a lasciare il suo mondo protetto e ad affrontare il “nuovo”; all’inizio si sente impaurito, solo e abbandonato, incompreso, ma poi scopre di potercela fare anche da solo. Conosce e fa amicizia con altri orsetti: insieme sollevano i tronchi, vanno nel bosco a cercare i rami, imparano a procurarsi il miele. Addirittura hanno un progetto comune: costruire una zattera, partire per conoscere il mondo e vivere nuove avventure! La storia di Borbottone ricorda l’inserimento nella scuola dell’infanzia dei nostri bambini: improvvisamente il cucciolo si fa grande, lascia per diverse ore al giorno rassicuranti figure di riferimento per “lanciarsi” nel gruppo, comincia a cavarsela da solo. Solo se si scopre come non aver paura di lasciare la tana si può crescere; per imparare a lasciare la propria tana occorre acquistare fiducia nell’ambiente esterno che ci riceve; la fiducia nell’ambiente che ci riceve non si ottiene da un giorno all’altro. Ognuno ha bisogno del proprio tempo; gli adulti possono aiutare i piccoli se si rendono conto che quest’impresa per loro è un grosso sforzo che costa molta fatica.  Anche per noi adulti adattarsi ai cambiamenti non è sempre facile e ogni tanto c’è qualcosa che dispiace lasciare alle spalle! Questo importante passaggio di vita rappresenta una svolta considerevole anche per i genitori che nel nostro incontro hanno potuto esprimere dubbi, paure, emozioni, sensazioni vissute in famiglia in questo primo mese. Li ringraziamo di cuore per la fiducia che da subito ci hanno accordato, per avere braccia capaci di sostenere, ma anche di lasciare andare i propri figli in altre braccia amorevoli. La pedagogista e le insegnanti